Certificazioni e Sostenibilità

Pelletteria Made in Italy realizzata con pellami certificati LWG

Qualità, ricerca e responsabilità nella scelta della materia prima

In Zani Del Fra’ ogni prodotto nasce da una convinzione precisa: la qualità inizia dalla materia prima.

Leather origin certification Leather Working Group

Per questo selezioniamo pellami di alta qualità provenienti da concerie italiane certificate LWG – Leather Working Group, uno dei principali standard internazionali dedicati alla produzione responsabile della pelle.

Gli audit LWG valutano le concerie secondo parametri che comprendono consumo di acqua ed energia, gestione delle sostanze chimiche, trattamento dei reflui e dei rifiuti, emissioni, salute e sicurezza, sistemi di gestione ambientale e tracciabilità della materia prima.

La scelta dei fornitori rappresenta quindi per Zani Del Fra’ un vero investimento in tempo, esperienza e ricerca. Ogni pellame viene inoltre selezionato per qualità, resistenza, uniformità della grana e del colore, morbidezza e capacità di mantenere nel tempo le proprie caratteristiche.

La pelle: dare valore a una materia prima già esistente

Le pelli bovine utilizzate dall’industria conciaria sono infatti un sottoprodotto dell’industria alimentare e della carne: la loro disponibilità dipende principalmente dalla produzione alimentare, non dalla domanda di pelletteria. FAO ed European Commission le classificano espressamente come sottoprodotti della filiera della carne; la Commissione Europea sottolinea inoltre che, se non valorizzate, le pelli dovrebbero essere gestite come residui, anche attraverso smaltimento o incenerimento.

La concia permette quindi di trasformare un sottoprodotto deperibile in un materiale durevole, resistente e di elevato valore, evitando che una materia prima già disponibile venga semplicemente eliminata.


È un principio molto vicino all’economia circolare: utilizzare meglio ciò che già esiste e trasformarlo in un prodotto destinato a durare nel tempo.

Naturale non significa automaticamente sostenibile. E “vegetale” non significa necessariamente biodegradabile

Negli ultimi anni sono comparsi numerosi materiali alternativi alla pelle ottenuti, almeno in parte, da residui di mela, uva, cactus, ananas, caffè, funghi e altre biomasse vegetali.

L’origine vegetale rappresenta certamente un interessante campo di ricerca, ma non è sufficiente, da sola, per definire la sostenibilità di un materiale.


Molte delle soluzioni oggi disponibili sul mercato sono infatti materiali compositi: la componente vegetale viene associata a supporti, leganti o rivestimenti in poliuretano, poliestere, PLA o altri polimeri, necessari per ottenere resistenza, elasticità e durata. La percentuale effettivamente bio-based varia considerevolmente da prodotto a prodotto. La letteratura scientifica evidenzia proprio come la presenza di questi componenti sintetici possa limitarne la biodegradabilità e complicarne il fine vita.

Per questo riteniamo importante valutare un materiale per ciò di cui è realmente composto, e non soltanto per il nome o per l’ingrediente vegetale utilizzato nella sua comunicazione.

Lo stesso principio vale per i materiali contenenti componenti riciclati. Una certificazione come GRS – Global Recycled Standard è importante perché verifica il contenuto riciclato, la catena di custodia e introduce requisiti ambientali, sociali e relativi all’uso delle sostanze chimiche. Tuttavia, il fatto che un materiale contenga plastica o fibra tessile riciclata non significa automaticamente che sia biodegradabile o che rappresenti, in ogni applicazione, la soluzione a minore impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.

Anche i materiali ottenuti dalla triturazione e ricomposizione di fibre di cuoio – i cosiddetti rigenerati di fibre di cuoio – rappresentano un interessante recupero di materia, ma necessitano di elementi leganti per ricompattare le fibre e costituiscono quindi un materiale differente dalla pelle che conserva la propria struttura fibrosa naturale. La stessa normativa italiana distingue espressamente i due materiali.

Durabilità e fine vita: due elementi spesso dimenticati

La sostenibilità non riguarda soltanto l’origine di un materiale, ma anche quanto a lungo può essere utilizzato e cosa accade al termine della sua vita.

La pelle naturale è costituita principalmente da una matrice proteica di collagene e possiede una capacità di biodegradazione che dipende dal tipo di concia, dalle finiture e dalle condizioni ambientali. I materiali sintetici basati su PU, PVC e poliestere, invece, hanno generalmente una biodegradabilità molto più limitata e condividono molte delle problematiche di fine vita proprie dei materiali plastici.

A questo si aggiunge un elemento fondamentale: la durata.

Un accessorio in vera pelle di qualità può essere utilizzato per molti anni, sviluppando nel tempo una propria patina e mantenendo funzionalità e valore estetico. Ridurre la necessità di sostituire frequentemente un prodotto significa anche ridurre il consumo di nuove materie prime, energia, lavorazioni, packaging e trasporti.

La sostenibilità secondo Zani Del Fra’

Per Zani Del Fra’ sostenibilità significa quindi fare scelte concrete e verificabili:

  • utilizzare una materia prima naturale derivante da un sottoprodotto dell’industria alimentare;
  • selezionare concerie italiane certificate LWG;
  • privilegiare pellami di elevata qualità destinati a durare nel tempo;
  • conoscere la reale composizione dei materiali, andando oltre le definizioni commerciali;
  • produrre in Italia attraverso una filiera corta, specializzata e orientata alla qualità;
  • creare oggetti pensati per essere utilizzati a lungo, e non per essere rapidamente sostituiti.

Tradizione artigianale, qualità della materia prima, durata e responsabilità ambientale possono e devono procedere insieme.

È questa la nostra idea di Made in Italy sostenibile.

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